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EDIFICI STORICI QUARTIERI

Il centro storico di Verona: il Nucleo Antico

Centro Storico di Verona

Il Novecento è stato un secolo estremamente duro per tutte le architetture e i paesaggi del globo. Le guerre hanno mutato, in molti casi indelebilmente, il volto di intere città e spazi naturali. Nel caso del Centro Storico di Verona, quello che fu il lavoro di progettazione e pianificazione urbana avviato nel primo ventennio dovette subire una brusca frenata proprio a causa dei bombardamenti che durante la Seconda Guerra Mondiale ne deturparono la bellezza.

Le idee sul Centro Storico di Verona

Ad inizio ‘900 il nucleo più antico della città, quello compreso all’interno dell’ansa dell’Adige fino alle mura viscontee, non vive grandi sconvolgimenti. Si sentiva la necessità di rinnovare le abitazioni più antiche del Centro Storico di Verona. Le si riteneva per la maggior parte “un’accozzaglia di case dai muri diroccati, dagli appartamenti in completo disordine”, come riportato da un articolo dell’Arena del 4 Aprile 1919. I vecchi edifici vennero così abbattuti per costruire case più funzionali e moderne, recuperando in altezza nuovi spazi abitativi.
Tuttavia, fu l’edilizia privata a compiere i pochi interventi di quel periodo, realizzando nuove abitazioni, negozi e laboratori. Non esistendo nell’area alcun lotto libero, semplicemente si trasformava l’esistente.

Centro Storico di Verona
Casa Tapparini, Via Carlo Cattaneo 14-14A-14B, Vicolo Disciplina. Fonti Archivio U.D.I.D. VR, Archivio C.S.A.C.PR

L’opera di sventramento

C’è un cambio di musica durante il regime fascista, in cui nacquero progetti di sventramento dei quartieri degradati e fatiscenti. Gli obiettivi di riqualificazione servivano a mascherare le operazioni, nascondendo anche precise intenzioni speculative. Questo per aggirare gli organi di tutela, ossia Soprintendenza ai Monumenti e Ministero della Pubblica Istruzione, che si opponevano a tali manovre. Ma ben presto anche le voci discordanti vennero tacitate e le vestigia storiche della città largamente aggredite. In questo clima le iniziative private continuarono, grazie anche alle agevolazioni fiscali governative sancite nel 1919, che diedero un impulso all’edilizia. La ricca borghesia commerciante e industriale costruì le proprie residenze nel centro città, dotando la zona di appartamenti e botteghe.

Centro Storico di Verona
Casa Trentini, Corso Cavour 43, Vicolo Pomodoro. Fonti Archivio U.D.I.D. VR, Archivio C.S.A.C.PR

L’architettura del centro storico veronese nel primo ‘900

Lo stile si adeguava molto alle costruzioni esistenti in linea con la tradizione veronese. Vi era una concezione di architettura nobile e moderna che si rifaceva al Sanmicheli, che dalle colonne dei giornali locali doveva essere preservata dagli influssi più contemporanei e “chiassosi” delle facciate in stile libertino. Lo stile liberty non piaceva: “estremo avvilimento dell’arte”, “stile inferiore”, veniva definito. Eppure, gli interventi sugli edifici non rappresentavano note dissonanti nel contesto generale della città storica, anzi si allineavano al contesto generale della citt storica cinquecentesca. Così mentre i nuovi stili trovavano ragion d’essere nei nuovi quartieri come Borgo Trento, nel centro storico si adeguavano a un linguaggio epurato da eccessi e ricondotto a influenze classiche.

Centro Storico di Verona
Casa Stegagno, via Dogana 5. Fonti Archivio U.D.I.D. VR, Archivio C.S.A.C.PR

L’avvio del pensiero urbanistico…

A fronte delle critiche dei tradizionalisti e dei benpensanti, dalla stampa inizia a emergere la volontà della pubblica opinione di intervenire con decisione sul cuore di Verona. Sì sogna una città moderna, nuova, razionale, con vie larghe capaci di far respirare chi vi passa, che possano transitare “questo fiume di energia moderna di vita in continuo movimento”, dall’Arena del 5 Ottobre 1922. C’è, di fondo, una scarsa considerazione per il patrimonio artistico e architettonico. Mentalità che però cambia dall’inizio degli anni ’30. Si sente la necessità di impostare un piano regolatore che permetta la crescita della città e le sue trasformazioni. Nel 1931 l’Amministrazione indice un bando per la creazione del piano regolatore, che deve limitare le trasformazioni e gli sventramenti della città vecchia. Devono essere promossi solo allargamenti e diradamenti in quelle località che richiedano risanamento igienico e sociale e che non abbiano importanza artistica.

…e lo stop della guerra

Pio Brugnoli, commissario straordinario dell’Associazione fascista della proprietà edilizia, compone una commissione di tecnici ed esperti della città per eseguire uno studio accurato ai fini della stesura del piano regolatore. I cinque progetti premiati, Chiodi-Merlo, Alpago Novello, Bottoni, gruppo FM3 PST e gruppo 4MDB, hanno tutti orientamento simile. Si prevede lo spostamento del centro degli affari da piazza delle Erbe a piazza Bra e una complessiva revisione dei tracciati viari.
La redazione finale del piano, revisionata nel 1935 da una commissione composta da Giovannoni, Rossi De Paoli, Beretta e il Soprintendente Venè, ammette le demolizioni ma impone la ricostruzione degli edifici di maggior pregio. Anche se, come è noto, il piano regolatore del 1931-32 morì definitivamente, poiché gli interventi di perfezionamento della bozza, gli eventi bellici e la distruzione di buona parte dei manufatti del centro storico comportarono la rivalutazione generale di tutta la programmazione urbanistica.

Il centro storico di Verona: il Nucleo Antico ultima modifica: 2020-08-05T09:30:00+02:00 da Luca Fratton
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