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EDIFICI STORICI QUARTIERI

La Valdonega: trasformazione e sviluppo dei colli di Verona

La Valdonega

Passeggiata ai Colli (Fototeca B.C. VR)

La storia di una città rappresenta sempre una conoscenza che permette di apprezzarne le bellezze più a fondo. La storia di Verona novecentesca è ricca di cambiamenti. Il XX Secolo è quello che ha visto la definitiva trasformazione degli spazi circostanti la città in nuovi e grandi quartieri residenziali. Ma chi decise cosa e dove costruire? E da dove venivano le decisioni? Con lo sguardo sulla nascita della Valdonega aggiungiamo un altro pezzo al quadrante della città di Verona.

La Valdonega
Planimetria e tracciato viario di Valdonega. Regolamento edilizio del 1924 (da Urbanistica a Verona (1860-1960) a cura di P. Brugnoli, Verona 1996 p. 127)

La Valdonega

Si rifà all’antico nome “valle Donica“, che si estende ad oriente del Monte Donico, l’attuale Colle San Leonardo. Parallelamente all’edificazione del quartiere Trento, anche la Valdonega ha iniziato a svilupparsi nel secondo decennio del secolo scorso. La crescita demografica dovuta al trasferimento di popolazione dalle periferie aveva aumentato la richiesta di abitazioni. Dal 1910 il Consiglio Comunale inizia a discutere e pianifcare i modi di utilizzazione del suolo e i tracciati viari. Il primo schema urbano si configurava a maglia ortogonale, dove le vie parallele Mentana, Quarto e Marsala si innescavano su via Ippolito Nievo. Nel 1919, quindi, grazie all’impulso dato dal Testo Unico sull’edilizia economica, lo Stato offriva incentivi e agevolazioni ai cittadini che intendevano insediarsi. Fu, tuttavia, grazie all’iniziativa di privati che le prime opere di urbanizzazione videro la luce.

Casa bassa
Progetto di un fabbricato ora scomparso costruito nel 1929 in via Venturelli (Archivio U.D.I.D. VR)

La costruzione del quartiere

Come Borgo Trento e Borgo Milano, la Valdonega ospitava inizialmente la nuova borghesia di commercianti e industriali. Come i suddetti quartieri, anche il modello edile della valle si ispira molto a quello delle città-giardino inglesi, adottando tipologie abitative costituite da villini a due o tre piani con bassi indici di edificabilità, su lotti di terreno disseminati di alberature.
Uno dei primi fautori del processo di sviluppo fu appunto un commerciante. Di origine mantovana, Giulio Cotti era all’epoca residente in via Marsala 7, proprietario di numerosi terreni e fabbricati. Il primi villini costruiti dal Cotti risalgono agli anni 1922-1924. Sono modesti edifici a due piani dalle facciate arricchite con decorazioni ornamentali dipinte. Tra questi la casa di via Morgantini 15, i due villini in via Quarto 4-6 e 8-10, tuttora esistenti.

La Valdonega
Progetto di un fabbricato in via Quarto ora scomparso, dichiarato abitabile nel 1930 (Archivio U.D.I.D. VR)

Il corpo della Valdonega nascente: l’architettura

Il Cotti all’inizio degli anni ’30 realizza numerosi fabbricati: grandi edifici residenziali con molti alloggi e simili tra loro. Tali edifici appaiono più ricercati nella cura delle facciate. I progetti sono degli ingegneri Alessandro Bianchi, Marcello Tommasi e Ettore Galli Righi. Gran parte di questi fabbricati oggi non esiste più e molti hanno subito trasformazioni sostanziali. Tra i più importanti c’erano: “sei case di nuova costruzione costituenti un unico corpo di fabbrica” realizzate nel 1929 in via Venturelli. Altre “sei case di nuova costruzione costituenti due corpi di fabbricati”, di altezza variabile a tre piani, oggi non più esistenti. “Cinque case addossate in un unico corpo di fabbricato”, secondo una planimetria a L a opera del Bianchi in via Quarto, oggi sostituito con un condominio. Il “progetto per la costruzione di tre case” in via Venturelli: di villini su progetto del Galli, ora ne rimane uno in via Quarto.

La Valdonega
Fabbricato ora scomparso progettato dall’ingegnere Alessandro Bianchi, eretto all’incrocio di via Quarto con via Morgantini, dichiarato abitabile nel 1930 (Archivio U.D.I.D. VR)

La trasformazione delle colline

Altre presenze significative in Valdonega furono un piccolo opificio per la lavorazione dei tessuti gommati e la costruzione di una casa di cura. Gli insediamenti realizzati tra le due guerre, caratterizzati da villini sparsi e isolati, hanno avviato una lenta e progressiva trasformazione della zona di pregio ambientale ai piedi della collina. Solo tra il 1924 e il 1926 compresero la necessità di regolamentare l’espansione incontrollata della periferia. Nel 1931 l’Amministrazione indice un concorso pubblico per la creazione di un piano regolatore. Nel ’33 il Comune redige il proprio piano, che però presenta una maggior attenzione alle soluzioni per il centro storico, e la Valdonega finisce per subire un generale lavoro di ampliamento. Tale piano verrà comunque bloccato dal Ministero dei lavori pubblici in sede di approvazione, in previsione dell’emanazione della legge urbanistica del 1942, poi definitivamente abbandonato per lo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Casa di cura
Progetto dell’ingegnere Bonomi Da Monte per la Casa di Cura Chierego-Perbellini, eretta nel 1940 (archivio U.D.I.D. VR)

L’evoluzione della Valdonega nel secondo Dopoguerra

Nel 1945 il Comune recupera una delle proposte avanzate nel concorso nel ’31 dall’architetto Plinio Marconi, il quale redigerà il Piano di Ricostruzione e il nuovo Piano Regolatore. Tale piano entrerà in vigore nel 1957. Il Ministero per la Pubblica Istruzione dichiara la zona della Valdonega di notevole interesse pubblico con decreto del 30 Gennaio 1956. Il P.R.G. di Marconi prevede l’ampliamento in due zone che devono uniformare la tipologia edilizia alle caratteristiche medie degli edifici circostanti e dove viene limitata l’edificazione dei fabbricati ad un’altezza massima di tredici metri.
In una successiva Variante Generale approvata nel ’75, gli spazi prima destinati ai villini vengono assorbiti nella zona detta “di completamento” (altezza via Marsala con via Milazzo). La zona nord, alle propaggini della collina, passa ad essere zona di residenza collinare di tipo C, aumentando decisamente l’indice di edificabilità, e viene totalmente assorbita dalla zona di completamento.

La controversia sulla salvaguardia del paesaggio

Il Piano Regolatore del ’75 acquisì con successive varianti. Le più importanti sono la 107, che individua gli edifici di interesse documentario costruiti tra il 1920 e il 1940 e non ne ammette la demolizione, limitando gli interventi a quelli consentiti. L’altra è la variante 157, che individua in modo più dettagliato gli edifici da salvaguardare – immobili liberty, razionalisti ed edilizia minore. Questa era in realtà meno rivolta alla salvaguardia del paesaggio rispetto alla precedente 107. Quindi, a causa del mancato esame da parte del Consiglio Comunale, la variante 157 non è mai stata approvata. Questo comportò che il piano regolatore entrato in vigore nel Dicembre 1957 non abbia mai preso davvero in considerazione il vincolo esistente. Rimane solamente noto che la legge sulle bellezze naturali del 1939 e il regolamento applicativo del 1940 affermano il principio di indipendenza delle misure di tutela dalle previsioni dei piani regolatori.

Fino ai giorni nostri

I lavori di demolizione e ricostruzione sono continuati grazie alla legge 408 del 2 Luglio 1949, la quale, secondo l’interpretazione del Ministero delle Finanze, permetteva l’erogazione di agevolazioni fiscali e tributarie venticinquennali, che rendeva quindi la demolizione e la ricostruzione più conveniente della ristrutturazione. Questo ha fatto sì che molti degli edifici storici presenti scomparissero definitivamente.
La Valdonega, quindi, sebbene non abbia più molto dell’antico luogo immerso nel verde alle pendici della collina e abbia perso l’iniziale caratterizzazione artistica, rimane la parte di città che estende il centro alle passeggiate e ai tornanti che si inerpicano sul Colle.

La Valdonega: trasformazione e sviluppo dei colli di Verona ultima modifica: 2020-08-12T09:30:53+02:00 da Luca Fratton
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