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Gran Guardia: equilibrio e simmetria in una storia lunga secoli

Gran Guardia: la facciata principale

Oggi vi portiamo alla scoperta di un altro pilastro dell’architettura veronese. Il principale centro espositivo della città che ospita ogni anno mostre e congressi di alto pregio. Ma anche convegni e concerti. Un edificio maestoso, situato al lato sud di Piazza Bra quasi a voler far da guardia alla vicina Arena, agli altri palazzi lì situati e alla città tutta. Stiamo parlando, appunto, del Palazzo della Gran Guardia.

Equilibrio e simmetria

Una struttura maestosa in stile tardo rinascimentale, rettangolare e sviluppata su tre livelli. Il pian terreno si presenta con tredici arcate in bugnato rustico. Mentre nella parte superiore risaltano le vetrate rettangolari, separate da coppie di semicolonne doriche. La loro disposizione è simmetrica e bilanciata. Le cinque centrali sono ampie e sormontante da teste in pietra. A destra e a sinistra se ne dispongono altre quattro più piccole e incorniciate da timpani: si alternano rettangolari a curvilinei. Quelle più esterne, invece, sono piccole e semplici.

La Mostra di paolo Veronese alla Gran Guardia
La mostra di Paolo Veronese
Autore: dismappa verona – Licenza CC BY-NC-SA 2.0 

C’è, infine, un attico, che pare essere una corona adagiata sul capo, con altre cinque vetrate, in corrispondenza delle cinque centrali del piano inferiore. I lati, poi, richiamano il disegno della facciata principale: con aperture ad arco nel piano inferiore e finestre sormontante da timpani per quello superiore. Ne risulta un gioco di luci, ombre e chiaroscuri, oltre che un’armonia nelle forme e nelle misure.

La storia tormentata del Palazzo della Gran Guardia

Nasce con la funzione di accademia militare nel ‘600.  La richiesta formale per la sua costruzione fu firmata esattamente il 26 settembre 1609 e inviata al doge di Venezia. Il progetto prevedeva un porticato da adibire a luogo di rassegna delle truppe, oltre che per le esercitazioni delle stesse, nei giorni di pioggia. E un piano da destinare all’Accademia d’Armi dei Filotimi. L’autorizzazione a deporre la prima pietra venne concessa circa tre mesi dopo. E i lavori cominciarono immediatamente. Si decise di costruire il palazzo a partire da un muro comunale, che divenne, quindi, un lato dell’edificio. Nel giro di qualche anno i finanziamenti offerti dai senatori della Repubblica di Venezia terminarono e i lavori, di conseguenza, furono interrotti. Ripresero soltanto, si fa per dire, due secoli dopo.

Palazzo Della Gran Guardia
Autore Wikipedius – Licenza: CC BY-SA 3.0

Nel frattempo Verona entrò a far parte dell’impero Asburgico, e furono gli austroungarici a riprenderne i lavori e a completarlo nel 1853. Dopo le guerre mondiali lo scopo per cui era stato elevato, ormai, non era più perseguibile. Dunque, cominciò a essere utilizzato per mostre ed esposizioni. Con l’arrivo del nuovo millennio il Palazzo della Gran Guardia si è visto restaurato, modernizzato e attrezzato. Un auditorium e sale riunioni si aggiunsero al piano superiore. Mentre le vetrate inserite nelle arcate del porticato permettono di utilizzarlo per fini espositivi anche in inverno.

Di chi è frutto?

Quando nel 1818 ricominciarono i lavori per il completamento della struttura si credeva che il progettista iniziale fu Michele Sanmicheli. L’imponenza, l’austerità, la simmetria, il chiaroscuro: tutte impronte dell’arte del principale architetto del Rinascimento veronese. L’autore del disegno originale fu, come si scoprì in seguito, Domenico Curtoni, nipote oltre che allievo di Sanmicheli. A proseguire l’opera, nel totale e pieno rispetto dell’impostazione originale, fu un altro grande artista veronese, Giuseppe Barbieri. L’architetto neoclassico ha la firma anche sul palazzo che oggi porta il suo nome ma che, in quella stessa epoca, nacque come Gran Guardia Nuova per ospitare il comando Austriaco.

Immagine in evidenza: Autore: Didier Descouens – Licenza CC BY-SA 4.0

Gran Guardia: equilibrio e simmetria in una storia lunga secoli ultima modifica: 2020-01-10T09:00:00+01:00 da Serena Villella
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