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La chiesa di Santa Maria Antica e le Arche Scaligere

Arche Scaligere

La chiesa di Santa Maria Antica e le Arche Scaligere, situate nel cuore della città, sono uno dei complessi storico-artistici di maggior importanza. Dal XIII Secolo la chiesa sarà scelta dai Della Scala come cappella privata e, successivamente, come proprio cimitero. Il cortile adiacente all’edificio ora custodisce i mausolei dei membri più illustri della famiglia: le Arche.

Le origini

Santa Maria Antica nacque come chiesa longobarda: venne fondata tra il 744 e il 745 da due sorelle di origine germanica, quindi votata a monastero femminile. Rimase tale fino al 1024, anno in cui i monaci dipendenti dalla chiesa di Santa Maria in Organo ne divennero gli officianti. Nel 1117 un violento terremoto devastò la città e la chiesa. Dell’antico edificio rimangono una porzione di ciborio, reimpiegato poi nella muratura, e una porzione di pavimento mosaicato, in fondo alla navata di destra. La nuova struttura venne ricostruita in stile romanico, utilizzando anche alcune parti del secondo anello dell’Arena, crollato nello stesso terremoto. Le enormi pietre furono recuperate dai cittadini e sono ora visibili in sacrestia. Il patriarca di Aquileia Gotifredo consacrò la nuova chiesa l’11 novembre 1185. Nel corso dei secoli subì numerosi interventi fino agli ultimi anni dell’Ottocento, quando un nuovo restauro restituì alla chiesa il suo stile originario.

Arche Scaligere - dipinto dell'ottocento che rappresenta la tomba di Cangrande
La tomba di Cangrande in un dipinto ottocentesco

Le tombe dei Della Scala

Nel 1277 Mastino I, barbaramente trucidato presso l’attuale Pozzo dei Mazzanti, fu il primo ad essere sepolto presso il nuovo cimitero di famiglia. Nel 1301 un grande avello scolpito accoglieva le spoglie di Alberto I della Scala e successivamente, nel 1304, il figlio, Bartolomeo, che invece venne sepolto in un sarcofago più semplice. Le esequie di Cangrande della Scala, nel 1329, celebrarono con grande fasto il signore della città, morto improvvisamente a Treviso il 22 giugno. Temporaneamente tumulato in un sarcofago all’interno della chiesetta, trovò la sua attuale posizione nell’arca posizionata sopra la porta sulla navata sinistra della chiesa. Nel 1350 fu la salma di Mastino II, destinato al mausoleo eretto per suo ordine nell’angolo sud-ovest del sepolcreto. Un anno dopo lo seguì il fratello Alberto, sepolto come “principe”, mentre Bartolomeo II, odiato e mal visto, ebbe nel 1353 umili funerali. L’altra arca è di Cansignorio, deceduto nel 1375.

La storia degli interventi su Santa Maria Antica

Il sepolcreto perse la sua importanza con lo scadere della Signoria Scaligera, alla fine del XIV Secolo, e divenne cimitero per i giustiziati. Nel 1612 poi, la statua di Cangrande precipitò in seguito a un fortissimo temporale accompagnato da terremoto, ma il Comune decise di ripararla a spese pubbliche. Si decise così di restaurare anche la chiesa. Nel 1630 ne fu mutato l’aspetto da romanico a barocco, stuccando gli interni in modo massiccio. Vennero aperte due cappelle laterali nella navata di destra, togliendo una colonna; la volta a botte finì poi per alterare completamente la struttura antica. All’esterno invece alcune costruzioni inglobarono la chiesa appostandosi alla facciata. Nel 1768 il mausoleo di Mastino II stava per precipitare così i restauratori smontarono il sepolcro pezzo per pezzo risanandolo completamente. Parti delle statue e dei fregi, mancanti all’epoca, vennero aggiunte, tanto che oggi risultano distinguibili dagli originali.

Arche Scaligere - altare Santa Maria Antica
L’interno di Santa Maria Antica

Le caratteristiche degli esterni

Nel 1897 si decise di far ritornare la chiesa all’antico aspetto romanico. L’abate e ingegnere Angelo Gottardi liberò l’edificio dalle sovrastrutture e lo condusse allo stato attuale. La facciata è stata deturpata dalle adiacenti fabbriche, dalle quali è stato impossibile liberarla. Così si decise di scoprire l’arco del portone centrale con le due finestrelle a strombatura a gradoni, ottenute da un unico pezzo di tufo. Il paramento murario è a corsi di mattone e pietra tenera, che danno movimento e un senso pittorico caratteristico. La divisione tra mattone e tufo continua nel muro esterno; il campanile invece è formato di solo tufo. Il tetto a cono di quest’ultimo è coronato da quattro pinnacoli, ciascuno sovrastato da una croce di ferro.

Le caratteristiche degli interni

L’interno è a tre navi scandite da due serie di sette colonne. I capitelli sono in parte rifatti mentre le basi, di pietra rossa veronese, sono a doppia ghiera. Dai capitelli partono archi a sesto rialzato slanciati verso l’alto grazie alla doppia modanatura ravvivata dall’alternanza di tufo e mattone. La navata centrale è divisa in tre grandi campate, ricostruite. In passato due grandi archi ripetevano il giro dell’arco trionfale, separando le campate. Le semicolonne dell’arco trionfale sono state erette sulla base delle tracce di quelle antiche, ritrovate nel restauro del 1897. Al di sopra di ciascun arco della navata centrale corrisponde, in alto, una finestrina con strombatura simile a quelle della facciata. La porta laterale sinistra fu ingrandita così da poter incassare il baldacchino di Cangrande. Le due absidi laterali portano in alto una delicata decorazione lineare, per cui l’architettura stessa, con il disegno di tufo e mattone, assume una funzione decorativa.

Arche Scaligere - particolare dell'altare di Santa Maria Antica
L’altare maggiore

Le lapidi

Sopra la porta verso la sacrestia è murata la lapide che ricorda la consacrazione della chiesa da parte del Patriarca Gotifredo. Mentre invece sulla parete di sinistra si può vedere l’interessante falsa epigrafe lapidea di prete Giovanni, che nel 1400 si divertì ad inventare una presunta consacrazione dell’altare maggiore da parte di Papa Alessandro III, mentre è risaputo che nel giorno indicato Alessandro III si trovava a Venezia. Prete Giovanni si prese letteralmente gioco dei propri fedeli, nominando come contenute nella pietra sacra dell’altare maggiore, svariate reliquie. Sta infatti scritto che nella chiesa siano conservati il sangue di Cristo, un frammento della mensa lapidea dell’ultima cena, i resti della lancia di Longino, il velo della Madonna e brandelli degli abiti dei Re Magi. Mentre sulla lapide in pietra nera, situata sul muro di destra entrando, a parole d’oro si ricorda Giacomo Pisani, capitano di Verona morto nel 1728.

Le Arche Scaligere: Mastino I e Alberto I

Le Arche Scaligere sono racchiuse da un parapetto in pietra sormontato da una cancellata in ferro battuto della fine del XIV Secolo. In essa si aprono due porte, dove quella di destra conduce direttamente al sepolcreto. La tomba di Mastino I è la prima che si trova entrando. L’avello fu smantellato all’inizio del ‘900 e servì alla pavimentazione del sagrato. Il coperchio del sarcofago divenne il prototipo per le successive tombe semplici dei Della Scala. Più avanti la tomba di Alberto I si trova del tutto isolata. Il sarcofago ripete nella forma quello di Mastino I, ma è riccamente istoriato. Su una faccia è scolpito il signore veronese a cavallo tra la Maddalena e S. Giacomo. Su quella esterna invece Alberto I inginocchiato davanti alla Vergine. Le antefisse sono adorne di simboli degli Evangelisti e di figure di Patriarchi. Sul coperchio lo stemma imperiale affiancato da due stemmi scaligeri.

Le Arche Scaligere: la tomba di Cangrande della Scala

Le tre semplici tombe vicine al muro esterno appartengono a Bartolomeo I, Cangrande II e Bartolomeo II. Seguendo l’ordine cronologico delle tombe scaligere si torna alla chiesa dove, sopra la porta laterale, risiede il mausoleo di Cangrande della Scala. Il sarcofago è posto sopra alla porta e si incastra nella parete della chiesa proprio a cavallo del muro. E’ sostenuto da quattro cani simbolici. Sulla faccia anteriore vi sono tre statue: la Pietà al centro, l’Annunciata a sinistra e un Angelo a destra. Negli angoli dei riquadri sono raffigurate le conquiste del principe veronese: Belluno, Feltre, Vicenza e Padova. Sulla faccia posteriore invece si scorgono Verona cintata dalle mura e l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo che affida ad Alboino e Cangrande il gonfalone della città. Sopra il coperchio, distesa su un lenzuolo a larghe pieghe, la statua di Cangrande.

esterno delle Arche Scaligere e in primo la tomba di Cansignorio della Scala
In primo piano la tomba di Cansignorio della Scala

Le Arche Scaligere: il sepolcro di Mastino II

Sorge su una base quadrata, oltre la seconda porta della cancellata. Il sarcofago si trova su una lastra di pietra sorretta da quattro colonne. L’urna è lavorata come un’opera di cesello e presenta uno sfondo a rameggi fioriti. Piccole mensole sorreggono figure a tutto tondo, tra sottili colonne che pausano i riquadri. Ai due capi si vede una crocifissione con la figura della virtù della “fortezza” che regge lo scudo scaligero. Sul lato esterno il Creatore a cui San Giorgio presenta Mastino II con a destra un Evangelista. Sulla faccia interna vi è il Cristo risorto tra Giovanni Battista e una Santa. Sopra il coperchio un lenzuolo damascato ripete, nella decorazione, l’arma dei Della Scala. Mastino II giace disteso con viso emaciato e una lunga barba. Il sarcofago porta ancora traccia degli antichi colori; le fogliette dei rameggi sugli sfondi brillano ancora oggi come oro sotto i raggi del sole.

Le Arche Scaligere: il sarcofago di Cansignorio

La più ricca tra le Arche Scaligere, sorge su base esagonale di ammonitico rosso, nel centro della quale pilastrini sostituiti da coppie di putti sorreggono il sarcofago. Lungo le pareti dell’urna sono scolpite storie evangeliche. Sulla faccia che guarda alla strada sono scolpiti tre pannelli con Gesù e la Samaritana, Gesù che resuscita Lazzaro e l’entrata in Gerusalemme. Sulla faccia rivolta alla chiesa, il sarcofago è annerito dal vento e dalla polvere, che coprono il marmo di Candoglia con le scene di Gesù tentato, Gesù e un indemoniato e La Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sui due fianchi campeggiano l’Incoronazione di Maria e Cansignorio presentato da San Giorgio alla Vergine. Sei colonne a spirale reggono il baldacchino ad archi polilobati. La serie dei pinnacoli è doppia e il primo giro è posto all’altezza del sarcofago. I pilastri reggenti formano capisaldi di una cancellata in ferro battuto a griglia fissa.

L’ultima tomba dei Della Scala

Nel 1831 venne traslata nel sepolcreto l’ultima delle Arche Scaligere, l’urna di Giovanni della Scala, nipote di Bartolomeo I, morto il 7 luglio 1359. Posta in fondo al cimitero sulla parete esterna della casa adiacente alla Chiesa. Il prelato era stato tumulato inizialmente nella chiesetta dei Santissimi Fermo e Rustico al Ponte. Il sarcofago, retto da due mensole, è decorato da una cornice a motivi vegetali, che si apre in una nicchia centrale e in due laterali. I fianchi dell’avello accolgono statue di Santi che fanno ala alla Vergine che sorregge il Figlio. La statua di Giovanni giacente è inclinata verso l’esterno e sopra di essa il tradizionale padiglione stende la sua ombra e completa il mausoleo. Il gusto dell’opera è ben lontano dalle precedenti e non ricorda nemmeno troppo lo stile veronese. Anzi sembra nominare influenze della bottega di Andriolo de Santis, comuni in molte zone del Veneto ed arrivate anche a Verona.

La chiesa di Santa Maria Antica e le Arche Scaligere ultima modifica: 2020-09-09T09:54:57+02:00 da Luca Fratton
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