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Amici dei Musei di Verona: il Museo di Castelvecchio

Amici Dei Musei

Sono andato a trovare Pietro Trincanato, coordinatore del Gruppo Giovani dell’Associazione Amici dei Musei Cittadini di Verona, e Giulia Adami, altra attiva parte del gruppo ed esperta d’arte. Insieme abbiamo conversato e camminato attraverso gli spazi di Castelvecchio e le sale del museo al suo interno. Ci tenevo a conoscere di più dell’associazione che contribuisce attivamente alla cura e all’animazione dei musei civici veronesi. In particolare la nostra uscita è stata l’occasione per scendere in pronfondità nella realtà associativa, ma soprattutto nella contemporaneità del museo.

Ciao Pietro, ciao Giulia! Come è nato il Gruppo Giovani Amici dei Musei?

Ciao Luca, il Gruppo è nato nel 2006 come sezione dell’Associazione Amici dei Musei Civici, che invece è nata nel ’91. Diciamo che è partita da una mia esigenza: avevo iniziato a frequentare il museo e agli eventi a cui partecipavo ero l’unico ad avere meno di cinquant’anni. Mi sono chiesto cosa avrebbe potuto portare lì dentro uno della mia età e ho conosciuto l’avvocato Riccardo Ferrari. Avendo lui sempre avuto una particolare attenzione ai progetti rivolti ai giovani, abbiamo messo in piedi il Gruppo. L’obiettivo era quello di valorizzare e promuovere il patrimonio del museo e di Verona.

Amici dei Musei
Cortile di Castelvecchio. Foto di Luca Fratton.

Siete attivi già molto tempo, ma cos’è l’Associazione Amici dei Musei?

Si tratta di un’associazione nata in ambito mondiale. Un’entità del tutto separata da quella dei musei a cui riferisce, autonoma quindi, ma che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio museale, soprattutto a livello locale. Esistono pertanto tante associazioni degli Amici dei Musei, che nascono soprattutto attorno ai musei civici. Ognuna di queste associazioni è federata in un’organizzazione collettiva e virtualmente collegata da un singolo sito internet. Una piattaforma che serve a unire e mettere in rete i gruppi di persone in Italia, Europa e nel mondo. In pratica non esiste una vera e propria case base, ma solo singole associazioni che nascono e poi si federano.

Amici dei Musei
Vista sul Circolo Ufficiali, interno di Castelvecchio. Foto di Luca Fratton.

Sembra una realtà molto variegata e interessante. Come è nata l’associazione di Verona?

Siamo nati come Amici di Castelvecchio, quindi evoluti in Musei Civici d’Arte, per poi allargare il raggio d’azione al Museo di Castelvecchio, al Museo degli Affreschi, alla Tomba di Giulietta, al Museo Archeologico e alla Galleria di Arte Moderna Achille Forti. Un paio d’anni fa la missione è stata estesa anche al Museo di Storia Naturale. La vocazione iniziale era molto scarpiana, quindi con un occhio di riguardo al museo progettato da Carlo Scarpa. Sia per valorizzare l’intervento di architettura contemporanea, che la città per molto tempo non ha considerato come uno dei suoi punti di forza, sia per portarne avanti la tradizione. L’Associazione ha da molto tempo infatti una partecipazione di ingegneri, architetti, appassionati cresciuti nella Verona che partorì il progetto scarpiano.

Amici dei Musei
L’opera “Acque Astrali” di Giorgio Vigna: sassi in vetro di Murano. Foto di Luca Fratton.

In che modo Amici dei Musei e il Gruppo Giovani hanno portato avanti i progetti?

Il primo obiettivo degli Amici dei Musei degli anni ’90 è stato finire il restauro del castello. Per prima abbiamo restaurata la torre di nord-est, perché il progetto di Scarpa aveva lasciato fuori completamente le torri e i camminamenti. La prima torre è stata pagata in toto dall’associazione degli Amici, in particolare finanziata da Galtarossa, che è stato anche il primo presidente. All’interno della torre ora trova spazio il gabinetto delle stampe e dei disegni del museo. Progressivamente abbiamo portato avanti il progetto, senza avere la stessa forza economica ma donando i disegni, coprendo di fatto un valore di qualche decina di migliaia di euro. L’ultimo progetto che abbiamo presentato è ora finanziato dal Bando Bellezza del Governo, con il quale si coprono le spese per il mastio, cioè l’ultima torre che rimane da recuperare.

Quindi uno spiegamento di forze economiche e intellettuali davvero enorme.

Frutto del lavoro di anni. Inoltre organizziamo convegni e attività oer il museo e abbiamo finanziato i due volumi del Catalogo Generale di Castelvecchio per un totale di 30.000€ l’uno. Abbiamo curato la gestione dei social fino al momento in cui il museo si è dotato di una sezione apposito. Ma abbiamo anche curato attività di servizio più propriamente culturale come la Notte dei Musei, inventandoci la figura del cicerone. Non si tratta di una guida riconosciuta ma accompagna le persone in giri gratuiti mettendo a disposizione tempo e competenza per far conoscere la città e le sue bellezze. Nel 2014 inoltre, abbiamo collaborato all’organizzazione dell’ultima grande mostra di respiro internazionale a Verona che è stata quella su Paolo Veronese, organizzata dal Museo di Castelvecchio insieme alla National Gallery di Londra. Questo a dimostrazione del livello al quale era arrivato il nostro patrimonio in termini di relazioni internazionali.

Scultura Orizzonte
Scultura in prestito al museo: “Orizzonte”, di Costas Varotsos. Foto di Luca Fratton.

Avendo visto quella mostra posso dire che è stato un progetto sbalorditivo. Ma mi incuriosisce sapere da dove viene la vostra motivazione, il vostro “perché”.

Mentre la generazione dei nonni viveva i musei come qualcosa che apparteneva alla loro identità, la generazione di giovani odierni questa cosa la avverte meno. Senza però dare nessun giudizio di valore, cerchiamo l’occasione, o le occasioni, di tornare a discutere del senso e del valore di questo patrimonio. Si tratta di qualche cosa che, personalmente, sentiamo far parte della nostra storia e della nostra cultura, e quello che siamo è almeno in parte rappresentato da questo patrimonio.

Amici dei Musei
I serramenti ideati da Carlo Scarpa nella sala delle sculture. Foto di Luca Fratton.

Mentre invece rispetto al coinvolgimento che volete suscitare nei giovani, che difficoltà trovate nel reclutare nuove forze?

E’ molto difficile. Mi fa effetto perché mi viene chiesto come fare queste cose nei confronti dei giovani quando fino a poco tempo fa eravamo noi i giovani. All’inizio non c’era la gente in fila ad aspettarci, ma qualcosa è cambiato. L’elemento identitario subentra dal momento in cui conosci, ma a monte deve esserci un gioco di curiosità. Io non credo che i giovani d’oggi siano disenteressati. Da sempre i giovani partecipano alle attività culturali perché estremamente stimolanti, come possono essere gli happening di arte contemporanea oggi nelle grandi città del mondo. Il tema è quello di stimolare una curiosità, un’attenzione, e da queste devono partire tutte le reazioni a catena. La ricetta magica sarebbe trovare un ventenne del 2020 che abbia la testa dei coetanei per riuscire a trovare i canali, come noi a quei tempi avevamo. E seallora avevamo una guida adulta al nostro fianco, ecco delinearsi anche il nostro ruolo futuro.

Statue Ingresso
Sala delle sculture. La disposizione delle statue in mezzo alla stanza. Foto di Luca Fratton.

Immagino anche che il network tra i vari gruppi di Amici possa rappresentare un’ulteriore attrattiva per chi voglia avvicinarsi alla vostra associazione.

Il tempo di fare volontariato si può trovare quando esiste una curiosità. Questo tipo di attività può farti svoltare una domenica piovosa ma anche metterti in contatto con altre realtà d’Italia e del mondo. A noi ha permesso di entrare in luoghi non sempre accessibili: a Milano ad esempio siamo entrati in casa di un collezionista privato. Abbiamo usufruito di possibilità che di fatto sono legate a un’amicizia, la quale si crea soprattutto con i coetanei. In altri luoghi invece ti permette di trovare interessi comuni e le relazioni nel tempo diventano sempre più forti. Abbiamo un forte legame con gli Amici argentini, con i quali l’idea è di crare una rete di giovani che possano interagire. Speriamo anche che queste connessioni portino magari a trovare opportunità di stage in Europa piuttosto che in America.

In che modo l’attività degli Amici dei Musei può aiutare i giovani coltivare nuove opportunità?

Il nome di questa associazione crea delle dinamiche per cui nascono reti di amicizia vera e propria tra i membri dei vari gruppi. Inoltre la parte di membri senior che crede in modo molto sincero e poco interessato alla valorizzazione dei gruppi giovani. Noi abbiamo avuto opportunità bellissime e se ci fossero giovani con specializzazioni o interessi non solo artistici, grazie agli Amici possono trovarsi nella condizione di essere coinvolti in progetti interessanti. Ad esempio, il lavoro architettonico-ingegneristico sulle torri: per un giovane architetto o ingegnere ritrovarsi in un gruppo di lavoro che lavora sul mastio sarebbe un’opportunità straordinaria. Il punto è che non si sa che si può fare attraverso gli Amici, per finire a stalkerare il mondo su linkedin. Così come coloro che si occupano di economia e bilancio possono trovare attività interessanti all’interno dell’associazione.

Amici dei Musei
Molte delle sculture sono state salvate dalle antiche chiede demolite. Foto di Luca Fratton.

Non mi sarei aspettato una tale apertura. Noto un’armonia particolare tra il vostro operato e l’oggetto d’interesse. Che rapporto c’è tra l’Associazione Amici dei Musei e il luogo dove sorge il museo progettato da Carlo Scarpa?

C’è una parte dei visitatori del Castello che non viene qui per le collezioni, ma per il progetto architettonico di Scarpa. Siamo abituati a considerarlo pochissimo ma in realtà Scarpa fu un architetto che lasciò un segno molto incisivo nella storia dell’architettura del secondo ‘900. Fu corrispondente e amico, oltre che interlocutore intellettuale e artistico di personaggi del calibro di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright, sui quali invece si costruiscono giustamente delle cattedrali culturali. Qui invece lo consideriamo molto poco ma c’è gente che si fa sedici ore d’aereo per vedere come Carlo Scarpa ha coingiunto il cemento grezzo con la pietra di Prun. Questa è stata anche la ragione per cui ti ho invitato qui. Ci troviamo nel re dei musei della città e il nostro compito è accompagnarti nella sua comprensione.

Statua Perno Girevole
Una statua su supporto girevole. Scarpa voleva rendere “mobili” le opere. Foto di Luca Fratton.

Credo sia fondamentale per poter comprendere la portata storica. Ci sono secoli di storia in questo luogo…

Iniziamo col dire che il castello è un gioiello anche da fuori. Si può anche non metterci piede e avere una carrellata sulla storia della città a cento livelli diversi: dai Romani con il mosaico sotto l’Arco dei Gavi, alle mura comunali con la Porta del Morbio e il segno della Chiesa di San Martino in Acquaro, alla fortezza scaligera fino agli interventi successivi. Ha conservato la funzione di caserma anche in ecpoca veneziana; mentre si ha la memoria dell’arrivo dei francesi con le torri che vengono mozzate e ricostruite dopo le Pasque Veronesi. La grande storia è passata da Verona attraverso il castello. Ancora, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale si svolsero il Congresso di Verona, cioè la fondazione di fatto della Repubblica di Salò, e il Processo di Verona, nel quale vennero condannati a morte i gerachi che avevano votato l’ordine del giorno per far cadere Mussolini.

Amici dei Musei
Apertura nel pavimento che permette la visione delle antiche mura comunali. Foto di Luca Fratton.

Non per nulla il castello è sicuramente uno dei simboli più famosi di Verona.

Senza dubbio. La staordinaria creazione della Verona del dopoguerra non fu soltanto una storia di rotrovata forza morale, economica e sociale, ma anche l’occasione di intervenire con un progetto che allora era modernissimo e che oggi rimane forte e dirompente. Il progetto era appunto quello di Carlo Scarpa, che poche altre città in Italia avrebbero avuto il coraggio di approvare, in quanto significò mettere in discussione uno degli elementi più riconoscibili e identitari della città. Affidarono a Scarpa una struttura iconica, che lui rispettò con una cura maniacale e religiosa, al contempo stravolgendola radicalmente. Interventi come i serramenti, anche solo guardandoli da qui, si muovono sempre con linee spezzate, mai lineari, sempre dando movimento, hanno qualcosa di portentoso. E oggi questo patrimonio vale ancora di più perché appartenente alla gande corrente museografica del Dopoguerra, che ha visto nuovi interventi dello stesso Scarpa ma anche di altri progettisti.

Diciamo quindi che Carlo Scarpa ha contribuito a traghettare il castello e il patrimonio artistico che contiene attraverso il suo periodo storico.

Scarpa è diventato monumento di una precisa stagione. Può anche essere una bella prospettiva per la Verona di domani. Infatti negli ultimi anni Castelvecchio è stato anche un luogo per la contemporaneità, pensiamo alle opere nel cortile come l’intervento di Vigna che ha collocato le sue sfere di vetro nella fontana. O interventi temporanei come quello di Peter Eisenman Il giardino dei passi perduti, un altro architetto di fama internazionale. Il suo era un intervento che giocava con Scarpa ma un’ulteriore prova che il Museo è anche un laboratorio. Da una parte trovo scontato che i veronesi lo sentano come parte della loro identità, dall’altra mi stupisco quando non è così e quindi penso che sia ora di darsi da fare. La storia è passata da qui e continua a passare da qui.

Porta Scorrevole Scarpa
Una delle porte scorrevoli di ispirazione giapponese di Scarpa. Foto di Luca Fratton.

Mentre entriamo nel museo ascolto Pietro e Giulia raccontarmi dell’idea scarpiana dietro la disposizione delle sculture e la sistemazione delle sale.

L’ingresso del museo è punto più riuscito dell’intervento scarpiano. L’architetto decise di esporre una carrellata di opere provenienti in larga parte da chiese della città. Scarpa si inventa un modo espositivo: le statue sono in posizioni che consentono al visitatore di girarci attorno, mettendo in risalto così dettagli che altrimenti non sarebbero visibili. Ambienti asciutti e semplici, serramenti che sono una delle firme di Scarpa, l’unione della pietra locale al cemento. Soprattutto la prima parte della galleria nasce come museo per pochi. L’idea è che il flusso dei visitatori dovesse essere molto centellinato, così il fatto che le opere siano in mezzo al percorso serve a guidare il visitatore tra di esse e in qualche caso anche a muoverle, perché installate su supporti mobili.

Amici dei Musei
All’interno del museo sono raccolte diverse antiche campane del veronese. Foto di Luca Fratton.

Confido ai ragazzi il mio straniamento, dovuto forse ai contrasti stilistici. Pochi visitatori, opere mobili, qual era l’idea di Scarpa?

Il museo è un’opera d’arte nell’opera d’arte. Qui entra pienamente in gioco la funzione dell’Associazione, quella cioè di tradurre il valore e le proprietà del museo. Si tratta infatti di un museo pensato per un tipo di visitatore già preparato, colto. Un percorso diradato con poca gente che richiede di trovare un equilibrio tra modalità espositiva e gestione dell’afflusso di persone. Negli anni continuiamo a comunicare questo patrimonio, perché se un visitatore è appassionato di scultura si guarda le opere per cinque ore, ma se non lo è il museo, che di suo è esteticamente magnifico ma profondamente repulsivo, non dice nulla rispetto a quello che si sta guardando, non è un museo che ti abbraccia. Anche l’architettura, derivando da un edificio nato come caserma, non è chiara a un pubblico che non conosce Scarpa. Finestrone di vetro con ferro grezzo a tappare il loggiato di bifore antiche.

Visuale Cangrande
Visuale della statua di Cangrande e del cortile. Foto di Luca Fratton.

Quali sono le impressioni dei visitatori?

Spesso sentiamo dire che molte persone preferivano l’allestimento precedente di Avena, in un neogotico che però era completamente fasullo dal punto di vista storico. Egli aveva costruito stanze medievali in una struttura che medievale non è mai stata, era una caserma infatti. Nel caso di Scarpa abbiamo un progetto di valore culturale enorme ma che non è minimamente piacione, non ammicca, ha bisogno di essere spiegato. Una volta che viene spiegato, o almeno questa è la sensazione che abbiamo avuto negli anni come amici dei musei, ti fa impazzire. Perché inizi a diventare ossessionato come lui nel cercare i dettagli, nel cercare le soluzioni, i supporti, le modalità che si inventa e inizi a vedere con occhi diversi il luogo in cui siamo.

Le bellezze del museo

Attraverso un buco per terra al centro della sala, che Scarpa ha deciso di elevare ad opera vera e propria, sono visibili le vecchie mura comunali. Se ci soffermiamo sui dettagli delle porte a rete di ferro e vetro non c’è una cosa uguale all’altra. Salendo, troviamo nel giroscala una raccolta di campane appartenenti a vecchie chiese ormai demolite. Verona ha una tradizione campanaria antichissima. Ci sono raccolte di dipinti che vanno dal medievo e arrivano intorno al ‘700. Scarpa immagina il museo soprattutto dedicato alla storia medievale, per cui si ha una sproporzione nella quantità di spazio dedicato alle opere che vanno dall’Undicesimo al Quindicesimo secolo rispetto a quelle più recenti, compresse nelle ultime tre sale.

Quadro Castello Visconteo
Particolare de “Deposizione di Cristo dalla Croce” del Cavazzola, XVI Sec. Si noti il Castello Visconteo sullo sfondo, una vera e propria diapositiva dell’epoca. Foto di Luca Fratton.

Interessante è anche il legame tra significato del patrimonio esistente e percezione della propria identità…

Quello che vedi nelle sale lo riconosci in giro per la città, che tu vada in una chiesa o passeggi nelle vie. Avendo Verona una quantità di lacerti e decorazioni murarie apprezzabili anche solo negli esterni, visitare il museo dà anche una chiave di lettura per capire il posto in cui si vive. Un modo anche per sfatare dei miti, come ad esempio il castello visto come la reggia dei signori di Verona è una sciocchezza, che però va decostruita: la gente pensa che c’è il castello e nel castello c’è il re. Per me che faccio lo storico, questo tipo di credenze hanno anche una ricaduta su come la città percepisce se stessa e il proprio passato, la propria identità. Guarda qui, tagli e infissi cambiano colore dalle finestre all’infisso generale, è una bicromia studiatissima.

Quadro Non Vedenti
Uno dei quadri per non vedenti finanziato dagli Amici dei Musei. Lo strato plastico che riveste l’opera permette di guardarla attraverso il tatto. Foto di Luca Fratton.

Più andiamo avanti nel museo e più diventa naturale voler capire le opere e le idee con le quali vengono esposte.

Si tratta di un museo che non può più essere: i quadri che oggi vediamo su cavalletti immobili non lo erano nella testa di Scarpa. A seconda della luce si poteva girare il cavalletto per vederlo con la miglior luminosità naturale. Inoltre è possibile usufruire della audioguide che sono state curate dagli Amici dei Musei, cambiate appena prima del lockdown.

Camminamenti
I camminamenti della parte alta di Castelvecchio, restaurati grazie all’intervento degli Amici dei Musei. Foto di Luca Fratton.

Usciamo sui camminamenti nella parte alta del castello. L’Adige persiste nel suo scorrere quotidiano alle nostre spalle.

Negli ultimi anni è stata recuperata la torre dell’orologio, dove ora risiede la statua di Mastino II, proveniente dalle Arche Scaligere. In questo modo si voleva fare da contrappunto alla statua di Cangrande che Scarpa impose su una sorta di podio, visibile nel passaggio dall’edificio delle sculture al castello. La statua di Cangrande, la scala, sono simboli che la gente vede e dice “questa è Verona”. Ma dire questa è verona perché si vede la scala nello stemma dell’Hellas o in quello della Paluani è diverso da dirlo perché si vedono quei simboli qui al museo. Si capisce così che non sono solo un logo o un nome. Si tratta anche di simboli legati alla vita cittadina di quel periodo storico, della storia che ci portiamo appresso, che ci aiuta a capire perché la nostra città ha avuto un determinato sviluppo e determinate vicende.

Adige Dai Camminamenti
Il fiume Adige verso il centro città visto dai camminamenti. Foto di Luca Fratton.

Entriamo nell’area delle ultime tre sale, dense di tre secoli di arte.

Dopo il furto del 2015, ritornate le opere, gli Amici hanno organizzato delle visite gratuite insieme al Gruppo Giovani. Sono state raccolte donazioni per finanziare le cornici e il restauro. Abbiamo voluto insomma dare una spinta anche psicologica, di motivazione, per riprendere il ritmo.
Qui troviamo l’ultima grande stagione di produzione artistica cittadina, con le opere di Paolo Veronese, Farinati, Tiepolo, Guardi e i dipinti della scuola fiamminga e olandese.

Amici dei Musei di Verona: il Museo di Castelvecchio ultima modifica: 2020-10-21T11:53:18+02:00 da Luca Fratton

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